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9 min di lettura

Quando Ferrari fa luce sulle ombre dell’automotive

Quando Ferrari fa luce sulle ombre dell’automotive

E.T., ritratto dell’Intelligenza artificiale

Pietro Ginechesi

Pietro fa tante cose, anche troppe. Giornalista, SEO, social media manager, biologo marino e gran bugiardo. La sua tastiera meccanica è fastidiosa tanto quanto la sua scrittura.

Pietro fa tante cose, anche troppe. Giornalista, SEO, social media manager, biologo marino e gran bugiardo. La sua tastiera meccanica è fastidiosa tanto quanto la sua scrittura.

Ferrari Luce e rivoluzione elettrica

Anno 2026, Ferrari non vince un titolo in Formula 1 da quasi 20 anni e la Scuderia non sa più che pesci prendere. Il GP di Monza ha messo in luce tutte le difficoltà del Cavallino Rampante, quasi svuotato della sua identità; si è consumato un vero dramma: l’onda rossa che da sempre caratterizza il GP di casa per Ferrari ha accolto il suo campione.

Leclerc? No.

Hamilton? No.

Andrea Kimi Antonelli.

L’idolo di casa, l’italiano che vince. Con Mercedes. La scena l’hanno vista tutti: Antonelli dalgradino più alto del podio ha letteralmente convertito i fan della Ferrari allo stesso modo di un monaco di Age of Empires, gli è bastato un wololo e i cappelli rossi sono magicamente diventati Verde Petronas, mentre l’onda umana rossa si tingeva di grigio.

Ed è proprio in questo momento di profonda disorientazione e smarrimento sportivo che si inserisce la decisione più discussa della casa automobilistica.

Ferrari presenta la sua prima vettura 100% elettrica. Il futuro è qui? Assolutamente no. Ciò che appare come una pietra miliare nella storia dell’automotive è, in realtà, una mossa sbagliata sotto ogni punto di vista. Quella di Maranello è una scelta tardiva, quasi forzata, che mostra a tutti l’attuale crisi del mercato auto. Passare all’elettrico ha mostrato tutte le debolezze di quello che dovrebbe essere il brand più forte e riconoscibile al mondo: un marchio che oggi si piega alle regole di una rivoluzione green che si è già spenta.

L’effetto Jony Ive: il Centro Stile di Maranello si trasforma in un Apple Store

Due tablet e qualche pulsante, avanguardia pura. Ogni elemento porta la firma del padrino dell’iPhone, con cornici in alluminio opaco, bordi arrotondati e una fusione tra analogico e digitale che rende il comando fisico — come le palette dietro al volante o il leggendario manettino — un mero optional.

Interni e design della Ferrari Luce

Due tablet e qualche pulsante, avanguardia pura. Ogni elemento porta la firma del padrino dell’iPhone, con cornici in alluminio opaco, bordi arrotondati e una fusione tra analogico e digitale che rende il comando fisico — come le palette dietro al volante o il leggendario manettino — un mero optional.

E fuori? Le cose peggiorano. Il reveal finale della vettura ha lasciato tutti a bocca aperta, per lo schifo. Dimenticate le linee aggressive di mostri come la F12tdf: la Luce si presenta con un design pulito e minimalista, talmente minimal da non avere identità. Probabilmente a Maranello qualcuno ha avuto un piccolo momento di lucidità e ha proposto di non utilizzare il leggendario rosso per questa vettura, mostrata al mondo tinta in Azzurro La Plata. Una scelta eccellente, che esalta le linee anonime di una carrozzeria che ricorda più una simpatica familiare piuttosto che una supercar a tiratura limitata.

Una campagna marketing suicida

Parliamoci chiaro: il lancio della Ferrari elettrica è un’operazione di marketing estremamente difficile, anzi è proprio impossibile. Parliamo di un progetto osteggiato dall’intero universo, che non ha mai trovato riscontro neanche in fase embrionale. La presentazione ufficiale della vettura è avvenuta, come prassi per questo genere di auto, con un evento in pompa magna, ma coperto da NDA che autorizzavano Ferrari a portare via anche le mutande dei partecipanti in caso di leak.

Presentazione della Ferrari Luce

Fin qui tutto regolare, con la sola eccezione che, nel misero tentativo di catturare una fetta più ampia di pubblico, è stato scelto di ampliare la “solita” lista degli invitati rivedendo un po’ gli standard. Al ribasso. Quindi ecco che accanto alla prestigiosa penna automotive, ospite fisso agli eventi stampa grazie alla sua lunga esperienza, troviamo l’influencer di turno, le cui credenziali sono gli enormi numeri del suo canale TikTok. Chiaramente, ciò non ha evitato la pioggia di critiche e il crollo epocale in borsa del titolo Ferrari. Il tutto è stato poi susseguito da un pranzo esclusivo al Ristorante Cavallino.

L’esecuzione programmata del direttore marketing

Non è dunque un caso il fatto che, subito dopo la disastrosa presentazione della Ferrari Luce, il direttore marketing Enrico Galliera sia stato immediatamente sostituito, dopo 16 anni di onorata carriera, con Massimiliano Di Silvestre, ex presidente e AD di BMW Italia. Un volto ben noto nel panorama automotive mondiale, chiamato a fare i miracoli ma entrato a Maranello senza la macchia del lancio commerciale della Luce. La spietatezza di questo rapido cambio al vertice evidenzia come a Maranello già avessero previsto il disastro, gettando tutte le responsabilità addosso a un reparto marketing già indirizzato alla rottamazione.

L’auto sbagliata al momento sbagliato

A rendere questa manovra un disastro annunciato è soprattutto il fattore tempo. Se in molti giustificano le scelte radicali fatte per la Luce come una “rivoluzione necessaria”, la verità è che Ferrari è arrivata sul mercato elettrico in colpevole ritardo e nel momento peggiore. Dopo una fase di grande entusiasmo, trainata dai successi di Tesla e dall’ingresso a gamba tesa dei cinesi nel segmento green, il mercato a emissioni zero oggi vive una fase di forte scetticismo. La tanto attesa rivoluzione green non è mai avvenuta completamente e molti giganti dell’industria a quattro ruote hanno attuato un brusco retrofront, cancellando maestosi piani industriali che hanno solo generato buchi nel bilancio.

Ferrari Luce vista dall’alto

L’unico appiglio a cui possono aggrapparsi i difensori d’ufficio arriva dall’Oriente, dove la Ferrari Luce ha registrato un apparente successo fulmineo: le prime 88 unità destinate al mercato cinese sono andate esaurite all’istante. Questa reattività va però contestualizzata e non può fare testo. In Cina il mercato elettrico è un ecosistema a sé, dopato da logiche governative che hanno permesso a realtà come BYD e Jaecoo di sviluppare vetture avanzatissime, ma è anche guidato da una clientela profondamente diversa, che cerca lo status symbol iper-tecnologico e non la storia o il mito di Maranello. Piazzare poche decine di pezzi a Pechino non basta a salvare un progetto. Resta solo una goccia d’oro isolata in un oceano europeo che, al contrario, sta rigettando l’elettrico di lusso e rimettendo in discussione i piani dei grandi costruttori.

“Ma la Luce è andata sold out in Cina!” Grazie al cazzo.

L’unico appiglio a cui possono aggrapparsi i difensori d’ufficio arriva dall’Oriente, dove la Ferrari Luce ha registrato un apparente successo fulmineo: le prime 88 unità destinate al mercato cinese sono andate esaurite all’istante. Questa reattività va però contestualizzata e non può fare testo. In Cina il mercato elettrico è un ecosistema a sé, dopato da logiche governative che hanno permesso a realtà come BYD e Jaecoo di sviluppare vetture avanzatissime, ma è anche guidato da una clientela profondamente diversa, che cerca lo status symbol iper-tecnologico e non la storia o il mito di Maranello. Piazzare poche decine di pezzi a Pechino non basta a salvare un progetto. Resta solo una goccia d’oro isolata in un oceano europeo che, al contrario, sta rigettando l’elettrico di lusso e rimettendo in discussione i piani dei grandi costruttori.

Maranello - Cupertino, viaggio di sola andata

Quando persino il Cavallino Rampante si vede costretto a rinunciare al sound e alle linee immortali che l’hanno reso eterno, tutto per produrre un pesante e silenzioso iPhone a quattro ruote, significa che il sistema è al collasso. Questa transizione non ha spalancato le porte del futuro: ha semplicemente cancellato la storia. In mano non ci resta una supercar, ma un elettrodomestico Classe A++ che, per la prima volta nella sua storia, non sarà mai un poster nella cameretta di un appassionato.

Dettaglio della Ferrari Luce

Quando persino il Cavallino Rampante si vede costretto a rinunciare al sound e alle linee immortali che l’hanno reso eterno, tutto per produrre un pesante e silenzioso iPhone a quattro ruote, significa che il sistema è al collasso. Questa transizione non ha spalancato le porte del futuro: ha semplicemente cancellato la storia. In mano non ci resta una supercar, ma un elettrodomestico Classe A++ che, per la prima volta nella sua storia, non sarà mai un poster nella cameretta di un appassionato.

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